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Ricerca parole chiave: come trovare gli argomenti di un blog con l’AI

Come fare la ricerca delle parole chiave per un blog con Search Console e Keyword Planner, scegliere per intenzione e costruire la mappa con l’AI.

Felice Nitti26 ottobre 2026

La ricerca delle parole chiave serve a scoprire cosa cercano davvero le persone, prima di decidere di cosa scrivere sul blog. Si parte dai dati che il sito ha già e si allarga con il Keyword Planner di Google. Poi si tengono solo gli argomenti che hanno un volume vero e un’intenzione a cui il tuo prodotto risponde.

Con l’AI la parte più lunga, cioè lanciare le ricerche e mettere in ordine i risultati, la può fare Claude al posto tuo. A te restano la scelta degli argomenti e il controllo finale.

Cos’è la ricerca delle parole chiave e a cosa serve per un blog?

Una parola chiave (o keyword) è la frase che una persona scrive su Google, o chiede a ChatGPT, quando cerca qualcosa. La ricerca delle parole chiave, in inglese keyword research, raccoglie queste frasi e misura quante volte vengono cercate.

Poi le raggruppa per argomento. Il risultato è una mappa che dice quali articoli scrivere, quali pagine sistemare e in che ordine.

Senza mappa si scrive di quello che interessa a chi scrive. A volte funziona. Più spesso escono articoli che nessuno cerca, oppure tre articoli che si contendono le stesse ricerche.

Da dove partire per trovare gli argomenti di un blog?

Si parte da Google Search Console, gratuito, che mostra per quali ricerche il sito compare già su Google, con impressioni, clic e posizione media. È il dato più concreto che hai, perché racconta cosa succede oggi.

Guarda prima da dove arrivano i clic. Se quasi tutti arrivano da chi cerca già il nome del tuo marchio, il blog non sta portando persone nuove. Poi cerca gli articoli che stanno tra la seconda e la terza pagina dei risultati, con tante impressioni e pochi clic. Sono i primi da sistemare, perché Google li conosce già.

Search Console mostra anche le ricerche lunghe, scritte come domande intere. Somigliano a quelle che si fanno a un’AI, e Google conta nel report sul rendimento anche le ricerche fatte in AI Mode.

Ti dicono cosa vuole sapere chi si informa con le AI. Per isolarle, filtra le query con un’espressione regolare come ^(\S+\s+){7,}\S+$, che tiene solo le ricerche da otto parole in su.

Come fare la ricerca delle parole chiave gratis con il Keyword Planner?

Il Keyword Planner di Google Ads è gratuito e usa i dati di ricerca di Google. Basta un account Google Ads, anche con le campagne in pausa. Le funzioni sono due.

«Individua nuove parole chiave» parte da un massimo di 10 parole, o da un sito, e restituisce centinaia di idee. «Ottieni volume di ricerca e previsioni» misura una lista che hai già.

C’è un limite da conoscere. Se l’account spende poco o niente, Google mostra i volumi a fasce (da 100 a 1.000, da 1.000 a 10.000) invece del numero esatto. Per decidere le priorità le fasce bastano.

Imposta il paese e la lingua giusti per ogni ricerca. Se scrivi anche in inglese, ripeti le ricerche per i mercati che ti interessano, perché le parole cambiano da un paese all’altro.

A mano il lavoro è lungo, perché ogni ricerca va lanciata e poi copiata. Noi lo facciamo fare a Claude, che con l’estensione per Chrome usa il browser come lo useresti tu.

Gli dai i semi di partenza, cioè i tuoi servizi e le ricerche che hai trovato su Search Console. Claude lancia le ricerche una dopo l’altra e alla fine mette insieme i risultati in un unico elenco. L’accesso a Google Ads lo fai tu con il tuo account.

Come scegliere le parole chiave giuste?

Delle centinaia di idee che escono ne servono poche, raccolte in gruppi di ricerche che chiedono la stessa risposta. Più del volume conta l’intenzione, cioè quello che vuole ottenere chi cerca. Prendiamo come esempio un’azienda che vende un gestionale per ristoranti.

  • Intenzione informativa, «come calcolare il food cost». Chi cerca vuole imparare, e un articolo del blog è la risposta giusta.
  • Intenzione commerciale, «migliori gestionali per ristoranti». Chi cerca sta confrontando le opzioni e apprezza una guida all’acquisto.
  • Intenzione transazionale, «gestionale ristorante prezzo». Chi cerca è pronto a comprare, quindi la pagina giusta è quella del prodotto.
  • Intenzione navigazionale, il nome di un marchio. Chi cerca vuole andare su quel sito e un articolo serve a poco.

Attenzione alle parole che sembrano perfette. Una ricerca con tanto volume può nascondere un’intenzione diversa dalla tua. Prima di tenerla, cercala su Google e guarda cosa c’è in prima pagina. Se trovi solo notizie o siti di un altro settore, chi cerca vuole altro.

Il Keyword Planner mescola nei risultati anche idee fuori tema, legate ai semi da una sola parola in comune. Se tra i semi c’è «monitoring», per esempio, possono arrivare idee sui monitor del computer. Se lavori con l’AI, chiedile di spiegare perché tiene o scarta ogni parola, e controlla le scelte a campione.

Come costruire una mappa delle parole chiave?

La mappa delle parole chiave assegna ogni gruppo di ricerche a una sola pagina. È la regola che evita la cannibalizzazione, cioè due pagine dello stesso sito che competono per la stessa ricerca e si danneggiano a vicenda.

Per ogni gruppo si decide se basta migliorare una pagina che c’è già o se serve un articolo nuovo. Poi si dà una priorità.

Una divisione in tre livelli funziona bene.

PrioritàCosa contieneEsempio
1Pagine già online e vicine alla prima pagina di GoogleUn articolo che sta tra la seconda e la terza pagina dei risultati
2Pagine nuove vicine all’acquistoUn confronto tra i software del tuo settore
3Contenuti che allargano il pubblicoUna guida su un tema vicino al tuo, che porta lettori nuovi

Conviene partire dal primo livello, perché sistemare una pagina che Google conosce già costa meno che scriverne una da zero. Per la mappa basta un foglio di calcolo, con una riga per gruppo. Segna la parola chiave principale, le varianti, la pagina e la priorità.

Perché non riempire gli articoli di parole chiave?

Un consiglio che gira spesso è caricare di parole chiave ogni sezione del sito. Le norme antispam di Google chiamano keyword stuffing il riempire una pagina di parole chiave per manipolare il posizionamento. Vietano anche le tante pagine generate con l’AI solo per intercettare ricerche, senza valore per chi legge.

Con le AI va anche peggio. Nello studio che ha dato il nome alla GEO (generative engine optimization), presentato alla conferenza KDD, riempire il testo di parole chiave ha ridotto la visibilità nelle risposte delle AI di quasi il 9%. Citare fonti autorevoli l’ha aumentata di quasi il 28%.

La parola chiave principale va nel titolo, nell’URL e nella prima frase. Il resto del testo deve rispondere bene alla domanda, con le parole che le persone usano davvero.

Come pianificare l’uscita degli articoli?

Con la mappa in mano il lavoro si divide in due. Le pagine che esistono già si sistemano subito, una dopo l’altra. A ognuna serve la parola chiave nella prima frase e una sezione di domande frequenti in fondo. Le fonti si controllano e si linkano sempre all’originale.

Per le pagine nuove serve un calendario con un ritmo che riesci a tenere, per esempio un articolo a settimana sempre lo stesso giorno. Anche qui l’AI aiuta. Con Claude ogni uscita può diventare un’attività programmata.

Claude scrive la bozza con le tue regole di stile, salvate come skill (istruzioni che Claude rilegge ogni volta), e la carica sul blog collegato con un MCP (lo standard che collega l’AI ai tuoi strumenti).

Prima che l’articolo vada online, una persona lo rilegge e decide cosa cambiare.

Come misurare i risultati, anche sulle AI?

Una ricerca delle parole chiave vale se poi misuri cosa succede. Questi sono i dati da guardare.

  • Search Console, per posizioni, impressioni e clic delle pagine della mappa. Noi aspettiamo otto settimane prima di giudicare una pagina sistemata.
  • Il report AI Performance di Bing Webmaster Tools, che conta quante volte Copilot cita le tue pagine e con quali ricerche le trova.
  • Un elenco di domande fisse da fare una volta al mese a ChatGPT, Gemini, Perplexity e Copilot, per vedere se citano il tuo sito e con quale pagina.

Per farti trovare prima da Bing, e quindi da Copilot, attiva IndexNow. Così il sito avvisa Bing e gli altri motori che aderiscono ogni volta che pubblichi o modifichi una pagina. Google non aderisce a IndexNow, quindi per Google resta Search Console.

Quali strumenti gratuiti servono per la ricerca delle parole chiave?

Per partire bastano questi. Tutti hanno una versione gratuita, tranne Claude con l’estensione per Chrome.

StrumentoA cosa serveCosto
Google Search ConsoleLe ricerche per cui il sito compare già, comprese quelle fatte in AI ModeGratis
Keyword PlannerIdee di parole chiave e volumi di ricercaGratis, con volumi a fasce se l’account spende poco
Google TrendsStagionalità e confronto tra due terminiGratis, con valori relativi
AlsoAskedLe domande collegate di «Le persone hanno chiesto anche»Gratis per 3 ricerche al giorno
Bing Webmaster ToolsRicerca keyword su Bing e citazioni in CopilotGratis
Semrush AI Visibility CheckerCome ti vedono ChatGPT, Gemini e AI ModeGratis per 3 controlli al giorno
Claude con l’estensione per ChromeLanciare le ricerche e raggruppare le ideeIncluso nell’abbonamento a Claude

Gli errori da evitare nella ricerca delle parole chiave

  • Inseguire le parole chiave con più ricerche senza chiedersi cosa vuole chi le scrive.
  • Scrivere un articolo nuovo quando sul sito ce n’è già uno sullo stesso tema.
  • Prendere per buoni i numeri esatti quando il Keyword Planner dà solo fasce.
  • Lasciare all’AI la scelta finale senza controllare a campione.
  • Pubblicare dati senza fonte, o con la fonte di un giornale che li riprende invece di quella originale.

Come lo facciamo noi in Minnovo

Questo metodo lo usiamo sui nostri blog. Partiamo da Search Console e dal Keyword Planner, costruiamo la mappa e scegliamo le priorità. La parte lunga la fa l’AI con le nostre regole, la revisione la fa una persona. Il blog di Minnovo è costruito su Lovable con il metodo che raccontiamo nell’articolo su come creare un sito web con l’AI.

Se il tuo sito va costruito o rifatto per farsi trovare da Google e dalle AI, è il lavoro del nostro servizio di sviluppo web. Se ne vuoi parlare, scrivici.

Domande frequenti

Come trovare le parole chiave gratis?

Parti da Google Search Console, che mostra per quali ricerche compari già. Poi allarga con il Keyword Planner di Google Ads, gratuito con un account Google Ads. Per le domande collegate c’è AlsoAsked, che offre 3 ricerche gratuite al giorno.

Il Keyword Planner di Google è gratis?

Sì, basta un account Google Ads. Se l’account spende poco o niente, i volumi compaiono a fasce invece che come numeri esatti.

Quante parole chiave servono per un articolo?

Una principale e qualche variante dello stesso gruppo. La principale va nel titolo, nell’URL e nella prima frase. Le varianti entrano nel testo dove servono, senza ripeterle a forza.

L’AI può fare la ricerca delle parole chiave al posto mio?

Può fare la parte lunga, cioè lanciare le ricerche, leggere le tabelle e raggruppare le idee. La scelta di cosa scrivere e il controllo dei dati restano a una persona, perché l’AI non conosce i tuoi clienti e a volte tiene parole fuori tema.

Che differenza c’è tra SEO e GEO nella ricerca delle parole chiave?

La base è la stessa, perché le AI cercano sul web prima di rispondere. Con la GEO conviene guardare anche le domande lunghe che le persone fanno a ChatGPT o ad AI Mode, e rispondere in modo diretto già nelle prime righe.

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