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Quanti di voi prima di scegliere un ristorante hanno sfogliato le pagine di TripAdvisor? Quanti hanno consultato le recensioni degli utenti su Amazon prima di acquistare un nuovo paio di cuffie? E quanti hanno spulciato tra le recensioni sull’owner prima di prenotare un Airbnb?

Se una volta si chiedeva consiglio ai propri amici, oggi si chiede un feedback al web. In un mondo fatto di “beni esperienza”, il cui valore può essere giudicato solo dopo il consumo, e dove regnano asimmetrie informative, non è una sorpresa che il 60% dei compratori legga una recensione prima di acquistare.

E’ sorprendente, però, che un dato non speculare rappresenti il numero di utenti che scriva una recensione dopo aver vissuto l’esperienza. Infatti, il sistema delle review platform si regge in piedi grazie ad uno scambio bidirezionale: c’è chi legge e c’è chi scrive. Per mantenere in piedi questa relazione è importante che ambo i lati vengano alimentati nel modo più corretto.

Non a caso, già nel 2005, per tutelare il sistema, una delle review platform più conosciute, TripAdvisor, ha stilato una guida su come recensire. E’ indubbio che si leggano le recensioni per raccogliere più informazioni di quelle che si hanno a disposizione e fare poi l’acquisto “affare”.

Quali sono i fattori che invece spingono a scrivere una recensione?

Da alcuni studi condotti è emerso che gli utenti si muniscono di penna, spinti dalla soddisfazione di poter trasferire conoscenza ed assumere così un ruolo utile nella comunità: I review, therefore I am. Altri, invece, trovano utili le recensioni e vogliono ricambiare il favore. In verità la maggior parte dei recensori condivide le proprie esperienze, quando queste si sono rivelate estreme, eccellenti o pessime che siano.

Se anche voi ci tenete ai vostri “consiglieri virtuali”, la prossima volta che andrete a provare il ristorante in centro, restituite un po’ di carica al meccanismo, condividendo la vostra opinione!

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