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È nel 1474 con l’approvazione dello Statuto dei brevetti presso la Repubblica di Venezia che per la prima volta si viene a parlare di brevetti, introdotti al fine di stimolare l’ingegno, attraendo così uomini-inventori provenienti da diversi Paesi, al fine di assicurarsi il primato sui traffici commerciali.
Il brevetto è un contratto stipulato tra inventore e istituzione, che prevede da una parte che l’uomo di ingegno formalizzi la propria invenzione ottenendo in cambio il diritto ad escludere altri dal produrre e utilizzare l’oggetto dell’invenzione stessa per un periodo di tempo limitato; dall’altro l’esistenza del brevetto consente di trasferire alle imprese la nuova scoperta di modo che queste la rendano fruibile alla società/collettività.

Non tutto ciò che viene inventato da un individuo può essere brevettato; sono infatti quattro le condizioni di brevettabilità: novità, in quanto il prodotto, processo o metodo deve distinguersi significativamente dalle soluzioni tecniche già conosciute; attività inventiva, per cui il prodotto, processo o metodo deve essere il risultato di un’attività che dà origine a uno scarto o a una discontinuità tra conoscenze già disponibili e conoscenze contenute nel brevetto; applicazione o applicabilità industriale, per cui il prodotto, processo o metodo deve poter essere prodotto e utilizzato. Inoltre devono essere precisate con chiarezza le modalità di riproduzione e applicazione dell’invenzione; infine l’ultimo requisito è quello della sufficienza della descrizione e chiarezza: il prodotto, processo o metodo deve essere descritto in modo sufficiente e chiaro. Questo criterio si ricollega al precedente requisito di replicabilità: è necessario dunque definire con precisione ciò che l’inventore vuole proteggere con il brevetto.

La funzione dei brevetti nella storia è significativamente cambiata: si è passati da una funzione di protezione di un prodotto, processo o metodo a una funzione perlopiù di valorizzazione dell’impresa. Inizialmente i brevetti vennero utilizzati come importanti barriere all’entrata; essi infatti permettevano all’azienda detenente il brevetto di godere di un monopolio temporaneo che compensasse i rischi affrontati nel processo di innovazione (caso Polaroid).

In questo caso il ruolo dei brevetti in azienda è molto limitato. Fu solo negli anni ’70 che questo semplice modello di utilizzo dei brevetti cominciò a essere messo in discussione, quando si presentarono sul mercato le nuove tecnologie, ICT (Information and Communication Technologies) che portarono a uno stravolgimento di interi settori industriali. In questo contesto, i brevetti da un lato persero peso in quanto non poterono più assicurare una protezione duratura in un contesto di continua evoluzione; dall’altro però acquisirono importanza in quanto vennero utilizzati in modo più ampio: i brevetti ora non sono più solo strumenti volti a proteggere il know-how, ma assumono un ruolo offensivo; essi sono infatti utilizzati in modo mirato e preventivo a fini competitivi e cominciano ad essere separati dai prodotti e scambiati con terzi.

Sono 3 i modi attraverso cui i brevetti possono accrescere il successo di un’azienda: instaurando un vantaggio di mercato proprietario, migliorando le prestazioni finanziarie e aumentando la competitività complessiva.