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Il nuovo anno ha costituito terreno fertile per il secondo capitolo della “guerra dei biscottitra i due colossi alimentari italiani Ferrero e Barilla. Quest’ultima, infatti, con il lancio del Biscocrema Pan di Stelle sembra voler dare filo da torcere ai tanto amati Nutella Biscuits, con cui condivide la forma “instagrammabile”, la stessa dimensione e il ripieno alla crema di nocciole. Il forte know how in questa categoria ha permesso a Barilla di conseguire un vantaggio in termini di tempi di sviluppo prodotto, pronto sugli scaffali in soli sette mesi contro i dieci anni impiegati allo stesso scopo da Ferrero. In questo contesto, però, sorge spontaneo chiedersi se competere in maniera così diretta con i Nutella Biscuits sia stata strategia di marketing vincente.

Le chiavi del successo di questi ultimi, infatti, sono molteplici. A prescindere dalla loro bontà e dalla percepibile cremosità della Nutella al loro interno, le accurate strategie di marketing tese a rendere il prodotto “introvabile” nei supermercati hanno innescato nei consumatori un senso di urgenza all’acquisto in vista di un esaurimento delle risorse, scatenando un clamore mediatico ancora più accentuato.
Ma il vero vantaggio competitivo risiede in realtà nell’amore per la Nutella, ovvero nel forte legame emozionale che i consumatori di tutto il mondo nutrono nei confronti del brand e che lo rende insostituibile.

Barilla, dal canto suo, ha giocato le proprie carte coerentemente con i valori aziendali di tutela dei consumatori, puntando ancora una volta sull’assenza di olio di palma e sulla monoporzione. Con essa ha peraltro chiarito l’intenzione di estendere la gamma ad un biscotto utile ad un’occasione di consumo diversa dalla colazione, intendendolo dunque principalmente come snack di fascia premium rispetto alle altre tipologie di biscotti che la marca Mulino Bianco offre. Questo giustifica il posizionamento di prezzo più elevato (2,99€ a confezione, esattamente come i Nutella Biscuits) che va a riempire un gap esistente nel suo ventaglio di prodotti. Tutto ciò a fronte investimenti in impianti dedicati nettamente inferiori rispetto a quelli effettuati da Ferrero per entrare ufficialmente nel mercato dei biscotti.

Qualunque sia la preferenza di gusto o di brand, ciò che conta è che questa sana competizione dia spazio a una continua innovazione anche in questo settore, che rende l’attesa della prossima mossa ancora più “dolce”.
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