L’ennesima vittima della crisi del retail: il caso “GameFlop”



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Gamestop è la più grande catena di negozi di videogiochi nel mondo ma ha subito la concorrenza di negozi online come Amazon e quella del digital delivery (es. Steam), che ha comportato la riduzione della vendita delle copie fisiche.

Può probabilmente essere considerato uno dei casi più eclatanti del lento ma progressivo declino del mercato retail; tant’è vero che nei prossimi anni sarà altamente favorita la diffusione dei video-games in copie digitali. In particolare, dal 2016 ad oggi la società ha perso circa il 75% della propria quotazione in borsa; inoltre, è stata costretta a chiudere 150 negozi dei 7500 a causa delle riduzioni delle vendite nel formato in scatola (2-3% di negozi nel mondo).

Di tutta risposta, nel recente periodo, Gamestop ha cercato di investire le risorse puntando sulla strategia di diversificazione, sconfinando nei settori “tablet” ed “action figure”; in più, ha cercato di spingere sul mercato dell’usato, ma sembra che queste misure non siano state sufficienti, tanto da non essere ancora riusciti a trovare un potenziale acquirente.

Potremmo tranquillamente azzardare il paragone con un caso simile: Blockbuster, dal momento che Gamestop si è focalizzato sulle proprie assunzioni per tutto il tempo (mantenendo la produzione fisica del prodotto), non preoccupandosi di innovare, valutando la logistica digitale (come, invece, ha fatto Netflix).

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