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Per sviluppo si intendono tutte quelle attività che consentono di applicare la conoscenza alla realizzazione di nuovi prodotti, materiali o processi. Intorno agli anni 50 nelle imprese esistevano due principali approcci di ricerca e sviluppo, uno di questi è il science push, in base al quale l’innovazione presenta un percorso lineare che partiva dalla scoperta scientifica per arrivare al marketing; l’altro tipo di approccio è il demand pull, qui l’innovazione era guidata dai problemi suggeriti dai cliente, indirizzando cosi il lavoro dei ricercatori in base ai loro feedback. Per rafforzare la relazione tra ricerca universitaria e sviluppo di innovazioni, molte università hanno istituito delle apposite strutture che favoriscono il trasferimento tecnologico per l’applicazione commerciale delle innovazioni. In tal senso, attraverso il finanziamento pubblico, sono stati creati i Science Park e gli incubatori di imprese. I primi includono strutture che consentono lo sviluppo di nuove attività e forniscono capitali e servizi di consulenza indispensabili alle start-up. In Italia i parchi scientifici sono una trentina, specializzati soprattutto nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ma anche nell’agricoltura e nell’alimentare. Gli incubatori di imprese hanno invece come obiettivo lo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali. In particolare intervengono in tutti quei casi in cui un’innovazione, pur avendo un significativo potenziale, presenta alto rischio in termini di rendimento degli investimenti.