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La parola “trap” nasce nel Sud degli Stati Uniti d’America, precisamente nei sobborghi di Atlanta, e deriva da “trap house“, gli appartamenti abbandonati in cui avvenivano la preparazione e lo spaccio di sostanze stupefacenti; insomma, attività facenti parte di uno stile di vita che per molti si è trasformato in una trappola, un circolo vizioso senza via di uscita. Per di più, nello slang locale, “trapping” significa esattamente “spacciare”.

Ed ecco che così, proprio dai racconti sulle vicende vissute in quegli appartamenti, cominciano a delinearsi i tratti caratteristici di un nuovo stile musicale, caratterizzato da toni cupi e minacciosi, che comunque possono essere molto diversi per ogni artista. Le tematiche trattate nei testi raccontano la vita di strada tra criminalità e disagio; denunciano povertà, violenza, spaccio di sostanze stupefacenti ed enfatizzano le dure esperienze che l’artista ha affrontato nella periferia della sua città.

Poi, dal 2010 in avanti, le cose cominciano a prendere una direzione diversa e questo genere musicale comincia a discostarsi dai ghetti e dalla vita di strada. Così, grazie alle intuizioni argute di personaggi che iniziano a produrre singoli trap per star dai nomi celebri come Rick RossKanye West e Jay-Z, quello che nasce come un sotto-genere popolare diviene totalmente mainstream.

Analogie e differenze col rap.

I suoni.

Dal punto di vista tecnico, gli elementi sonori del rap sono arricchiti di sintetizzatori, derivazioni crunk, batterie elettroniche (TR-808 su tutte) e hi-hat in abbondanza, nonché un tempo che mediamente si attesta tra i 120 e i 140 bpm. Rispetto al rap, il beat è molto più spinto, accelerato. Soprattutto, è spesso fatto di basi elettroniche. È una musica fatta con molto autotune sul cantato, con ritornelli ad effetto. Nuova prospettiva è quella della musica 8D: Scoprilo qui!

Dal gruppo all’individualismo, soprattutto grazie ai social media.

Elemento che accomuna gli esponenti della trap e li separa al contempo è il fatto di volersi sentire artisti solitari. Il mondo dell’hip-hop è sempre stato contraddistinto dai collettivi d’espressione. Gli artisti rap si sono spesso riuniti in crew. Nella trap, invece, l’elemento dominante è l’aspetto narcisistico, l’affermazione di sé, del proprio successo, della propria ricchezza materiale, volta a riscattare le origini, la periferia.
Ogni trapper, dall’ultimo emergente all’icona del genere, vuole dimostrare che oggi è possibile scavalcare il sistema a partire dai social media. Oggi, produrre un disco è più o meno alla portata di tutti: bastano un computer e tanta dedizione. Inoltre, grazie a YouTube che permette di caricare un video con la propria musica e diffonderla in pochi istanti, in maniera virale, possiamo affermare che i social media sono in grado di lanciare un fenomeno dal nulla.

Desiderio di integrazione ed ostentazione di successo.

Quasi tutti questi artisti arrivano dalle periferie dimenticate dai più, dalle borgate delle grandi città. Spesso hanno una famiglia a pezzi, zero opportunità di lavoro, di crescita. Come riscattarsi, quindi? In una società che sicuramente non è ancora pronta ad accettarli appieno, denunciando il tutto attraverso la musica e misurando il successo con le visualizzazioni su YouTube, con i soldi di download, dischi, concerti. In più, i trapper sono accomunati dall’ostentazione di denaro: basti pensare, per fare un esempio, ai due Rolex di Sfera Ebbasta al concerto del primo maggio. Per l’artista e per tanti altri in linea col suo genere, col suo pensiero, sanno di vittoria, significano avercela fatta.