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Cos’è l’Intelligenza Artificiale?

Bellman nel 1978 la definisce come “l’automazione di attività che associamo al pensiero umano“. Anche se questa è una definizione semplice, non è comunque affatto facile capire come l’Intelligenza Artificiale possa essere impiegata, nè da chi. Questa mancanza di familiarità può far nascere delle riserve intorno a questo strumento, a volte delle vere e proprie ostilità. Tuttavia, come per tutte le tecnologie, la bontà dell’Intelligenza Artificiale dipende solo da chi le utilizza, e per acquisire un po’ di dimestichezza con questo tema, iniziamo mostrando in primis le sue limitazioni attuali.

Cosa non può fare l’Intelligenza Artificiale?

Sicuramente, tra le abilità dell’IA manca la capacità di coordinare diversi sistemi tra loro, la quale costituisce una delle carenze più importanti.

Tra le attività troppo complesse, ai fini di una corretta esecuzione, c’è ad esempio il far correre un robot, oppure la creazione di un sistema capace di comprendere interamente i sentimenti delle altre persone (non il sentiment, per cui già esiste una specifica branca di studio, la Sentiment Analysis).

Va detto, invece, che la creatività non manca a questa tecnologia: un algoritmo è stato capace di comporre una melodia musicale da solo, dopo aver assimilato numerosi dataset contenenti tutti gli spartiti dei grandi autori classici Dimostrazione evidente che esistono già degli utilizzi concreti, a patto di mantenersi all’interno di uno stesso ambito come quello musicale, nonostante questo dovrebbe essere appannaggio esclusivo di artisti e creativi.

Spotify tra musica e IA

Un caso pratico è quello dell’azienda Spotify. Non tutte le applicazioni dell’IA avvengono in modo eclatante; spesso ci sono sviluppi che passano inosservati alla maggior parte delle persone, ma che costituiscono una grossa innovazione per chi li ha integrati.

Questa società ha effettuato investimenti, in passato, nell’implementazione dell’IA per produrre il feed dei brani suggeriti. In pratica, a seconda della musica che un utente ascolta, il software crea una lista di brani o artisti che potrebbero interessargli. Inoltre, quest’ultimo si occupa anche della costruzione di playlist ad hoc secondo degli algoritmi di clustering, i quali operano un raggruppamento a seconda di vari criteri, come genere musicale, mood, ecc.

A questo proposito, Spotify nel 2017 ha dato vita ad un centro di ricerca “Creator Technology Research Lab” con a capo François Pachet, esperto di Intelligenza Artificiale. In questo Lab è stato avviato il progetto chiamato “Flow Machines“, con lo scopo di aiutare gli artisti nel loro processo creativo, grazie al supporto dell’IA. La sperimentazione pilota è stata lanciato in collaborazione con vari artisti francesi, anche di un certo spessore, tra cui Stromae. Il prodotto finale, figlio di questa tecnologia al servizio dei cantanti coinvolti, è l’album “Hello world“, con più di 2,5 milioni di ascolti in streaming, i cui dividendi sono stati ripartiti tra i vari autori “umani”. Questa impresa rappresenta sicuramente una pietra miliare nell’ambito della sperimentazione uomo-macchina.

Tra le varie funzionalità, tuttavia, quella che più ha portato valore all’azienda è stata il sistema di raccomandazioni musicali. Da novembre 2019, infatti, Spotify utilizza l’IA anche per la realizzazione della playlist Your Daily Podcast, che propone nuovi Podcast in base ai propri gusti.

Al di là delle considerazioni artistiche, queste evidenze ci portano alla domanda seguente:

L’impiego di questa tecnologia può davvero fare la differenza?

Stando alla fama di Spotify, è abbastanza facile intuire che una delle chiavi per il suo successo siano state l’originalità e la personalizzazione dei servizi offerti al cliente. In questo, l’Intelligenza Artificiale ha sicuramente dato una forte mano.

Bisogna tenere in conto, però, che le difficoltà da affrontare e i costi da sostenere inizialmente, per poter affermare di avere un processo con IA funzionante e funzionale, non sono pochi. Spotify stessa ha dovuto acquisire una startup esterna (Niland), specializzata in IA applicata alla musica, per migliorare le raccomandazioni per gli utenti.

Dal canto nostro, con risorse decisamente più limitate, saremmo lo stesso in grado di sfruttare tutti i vantaggi che l’IA può portare? Mettendoci nella prospettiva delle PMI e della Pubblica Amministrazione, quali sono i sogni che questa tecnologia può far avverare? Lo scopriremo prossimamente, stay tuned!

Articolo in collaborazione con Visionari (sito web).