🕑 Tempo di lettura: 2 minuti

Da numerosi studi è emerso che la popolazione di persone nate fra il 1980 ed il 2000 è particolarmente avversa ai brand. In realtà, affinando l’analisi, si comprende facilmente che la verità risiede nell’esatto contrario: i c.d. Millennial hanno più probabilità di qualsiasi altro gruppo demografico di essere fedeli al marchio. Semplicemente, essendo cresciuti in sovrabbondanza di loghi e slogan, hanno sviluppato una sana resistenza alle pressioni esterne e preferiscono brand neutri e quasi invisibili, da poter personalizzare a seconda delle esigenze. Va, così, specificato che gli individui della Generazione Y non affidano assolutamente al caso la scelta dei marchi ai quali legarsi, bensì prestano molta attenzione ad una delle seguenti due caratteristiche: la storia che il brand intende raccontare ed i valori che quest’ultimo vorrebbe trasmettere; nonché i concetti di autenticità ed esclusività che il marchio lega al prodotto. Infatti, la tendenza dei Millennial è quella di dar credito ai brand che abbiano storie stimolanti da narrare, che conducano gli affari in maniera eticamente corretta e che contribuiscano con coerenza ed originalità al personal branding degli individui in questione.

Procediamo però con ordine e precisiamo esistono diversi metodi che ogni azienda può attuare per provare a trasmettere alcuni chiari messaggi in merito alla sua etica ed ai suoi valori, tra cui: l’impegno nei confronti dell’ambiente, avendo cura di trattare quest’ultimo con grande rispetto; l’adozione di misure atte a garantire che i lavoratori dell’azienda stessa percepiscano una degna retribuzione e riversino in condizioni dignitose; stabilire che il prezzo del prodotto in questione sia inferiore rispetto alla concorrenza, evitando il supplemento che un marchio più noto avrebbe sicuramente addebitato. Adottando uno (o una combinazione) di questi principi, un brand può andare al di là del mero scopo di lucro e presentarsi, quindi, come un’organizzazione ad impatto sociale. Argomento, quest’ultimo, che fortemente riecheggia fra i soggetti di questa riflessione.

Dunque, bisogna sottolineare che, con la crescita in termini di popolarità del marchio fra la Generazione Y e la familiarità di quest’ultima con le sovra-elencate strategie, i marchi dovranno diventare più autentici ed includere necessariamente la responsabilità sociale delle imprese nella loro narrativa globale. 

Possiamo infine affermare con certezza che i Millennial non si soffermano a giurare fedeltà al marchio, bensì pretendono che questo sia sensibile ai discorsi aziendali in senso lato. È giusto, quindi, utilizzare questa attenzione come driver strategico per fare leva sul loro grado di coinvolgimento, ponendo le basi per un continuo dialogo tra il brand ed i suoi interlocutori.

Leggi anche:
Throwback 2017 – Ripercorriamo insieme 5 grandi flop tecnologici dell’anno
Alexa, Siri, Cortana e Google: qual è l’assistente più hot?