Guida assistita, elettrificazione ed open space – come saranno le auto del futuro?



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In vetrina al salone dell’auto (appena concluso) di Francoforte v’è una sola certezza: le macchine del futuro sono già fra di noi. L’innovazione del veicolo passa, però, attraverso tre aspetti chiave che le case automobilistiche non possono proprio più trascurare, per poter continuare a competere sul mercato.

Il primo aspetto riguarda la guida assistita che pare, finalmente, possa rappresentare il giusto compromesso tra l’ormai sentita mancanza di sistemi volti al riconoscimento delle condizioni del conducente (con possibilità, così, d’erogazione di assistenza alla guida) e l’attenzione concentrata sul fenomeno – ancora alquanto futuristico – delle auto senza guidatore. Il futuro prossimo del settore automotive vede, dunque, ancora auto “normali” in veste, per lo più, di suv (che si riconferma come tipologia d’auto in testa tutti gli indici di gradimento).

Il secondo aspetto di cui tener conto è quello dell’elettrificazione; infatti, molte case automobilistiche- da Volvo a Volkswagen, passando per Jaguar Land Rover e BMW – hanno annunciato che nel giro di pochissimo tempo avranno la loro gamma di vetture elettriche. Il concetto però va chiarito, dal momento che non intendiamo vetture integralmente elettriche, bensì ibride nella variante c.d. “plug-in”; ovvero, auto ricaricabili, con capacità variabile (dai 50 ai 100 km per ricarica). Si tratterà, dunque, d’implementazione e sviluppo delle gamme di veicoli ibridi già esistenti presso le case automobilistiche.

L’ultimo aspetto – non per importanza – di cui tener conto nell’ideazione dei veicoli del futuro è l’open innovation; ovvero, l’aggiornamento tecnologico interno che permette alle aziende di attingere a brevetti e prodotti concepiti e sviluppati all’esterno delle proprie divisioni Ricerca & Sviluppo (in gergo economico-aziendale: “Esternalizzazione di R&S”). Tutto ciò avviene attraverso fondi d’investimento, acquisizioni di startup e partnership mirate.
L’esempio in testa a tutti gli altri è dato da Samsung – colosso degli smartphone e non solo – entrato anche nel settore dell’automobile, grazie al “take-over” (in gergo finanziario, indica l’assorbimento di una società da parte di un’altra) avvenuto nel 2016 – per la modica cifra di 8 miliardi di dollari – su Harman, azienda statunitense dedita alla produzione di dispositivi connessi per auto. Nell’ultimo periodo, inoltre, la multinazionale coreana è tornata alla carica con l’apertura del suo “AIF” – Automotive Innovation Fund – fondo da 300 milioni di dollari con lo scopo di permettere alla società d’investire in startup che migliorino la tecnologia di bordo in dotazione sulle auto.

Ancora, un gigante come Ford, che si è trovato di fronte all’esigenza di (r)innovarsi, ha deciso di affidare la parte di sviluppo di soluzioni per la guida assistita ad Argo AI, startup di robotica statunitense che ha incassato dai soci dell’azienda automobilistica un miliardo di dollari, per l’ideazione di tecnologie di “self-driving” entro il 2021.