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A circa otto anni dalla prima transazione avvenuta in Bitcoin, oggi, la capitalizzazione di mercato sfiora i 100 Miliardi di dollari. I grandi numeri (seppure ancor lontani dalle cifre dei circuiti VISA e co.) e la mole di informazioni che vi gravitano attorno fanno sì che questo fenomeno possa ormai definirsi mainstream.

Ma per chi ancora non lo sapesse, il Bitcoin è una valuta digitale di cui l’ossatura del sistema è la blockchain: il libro mastro di tutte le transazioni che avvengono sulla piattaforma (è pubblico, ma criptato). La blockchain permette che l’emissione della moneta avvenga senza alcuna banca centrale, eliminando così ogni tipo di intermediazione. E’ proprio questo uno dei principali punti di forza della cripto-moneta: sono gli stessi users che attraverso un protocollo chiamato mining, generano nuova ricchezza.

La Blockchain è tecnicamente in grado di influenzare diversi settori: dall’immobiliare alle assicurazioni, fino alla pubblica amministrazione. Anche IBM e Samsung stanno monitorando la Blockchain in atteso di sfruttarne le potenzialità per facilitare il dialogo fra oggetti dell’internet of things.

… e se tutto il sistema venisse violato? Dubbio legittimo. Bisogna, però, sapere che, se accadesse davvero, si assisterebbe ad una violazione del sistema c.d. “SHA256” sviluppato dalla National Security Agency (NSA) e pubblicato come standard federale dal governo degli USA. Ad oggi considerato (ancora) inviolabile.

… e se, invece, rappresentasse una meno classica “bolla finanziaria“? Dubbio legittimo anche questo, ma ricordiamoci che il Bitcoin, come la Blockchain, sono strumenti della tecnologia e, come tali, difficilmente tramonteranno e ne perderemo traccia; perché il progresso non muore, ma sicuramente si rinnova.

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